Storia


 

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1980: ha inizio la nostra piccola storia

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Corso Manthonè nel 1980 era ancora una delle zone un po’ fuori mano di Pescara, della città vecchia, un po’ malfamata, così lontana dalle folle, dalle luci e dagli sfarzi di Corso Umbertoe Piazza Salotto.

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“Negli anni ‘80 Taverna 58 era anche bar, e molto di moda, talmente affollato da decidere di chiudere la mescita alle ventidue e trenta, poiché la mattina si riapriva alle otto in punto. Uno dei tanti clienti non contento della chiusura precoce mi punta addosso una pistola e mi chiede da bere. Io che faccio? Gli servo da bere! Ma da allora ho rinunciato per sempre ad avere la licenza da bar”.

Duemila anni di storia dentro la Cantina di Taverna 58

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Le strutture d’età romana riferibili alla città di Ostia Aterni e di resti attribuibili alle sue fasi altomedievali, quando l’abitato era noto come Aternum, sono visibili in un unico punto, nei sotterranei del ristorante, ove un pavimento in opera spicata di II-III secolo d.C., che copre un più antico pavimento a mosaico, è suggestivamente visibile all’interno di una sorta di pozzo moderno che lo raggiunge, al disotto del livello delle acque di falda che dall’età romana ad oggi sono risalite sino a ricoprire i piani romani. Visibili nella cantina del ristorante sono anche alcuni muri attribuibili ad un’abitazione d’età medievale (secc. XIII-XIV) riutilizzati alla fine del XVI secolo, al momento della ricostruzione della città ormai abbandonata come fortezza spagnola, per realizzare una piccola camera sotterranea di sfogo per le acque.

A seguito del suddetto rialzamento delle acque di falda era infatti stato necessario rialzare anche i livelli di vita nella zona, tanto che restarono sepolti i resti di varie abitazioni medievali, i cui muri furono comunque riutilizzati come fondazioni delle successive case cinquecentesche.

L’ingombro e l’articolazione dell’attuale assetto del ristorante riprendono infatti esattamente l’assetto del primitivo fabbricato tardorinascimentale, di cui rappresentano importante testimonianza anche alcune brocche rinvenute proprio durante gli scavi del 1999, di preziosi oggetti di probabile produzione pennese, tra cui un boccale con il suggestivo motivo delle “Belle Donne” riecheggiante la tipologia castellana detta Orsini-Colonna, databili proprio al XVI secolo, oggetti da tavola per nobili signori, ufficiali e militari della fortezza, giunti a Pescara alla metà del XVI secolo per difenderla dalla minaccia turca.

I ricordi di Tomassino il barbiere

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Il Barbiere, Tommaso Cipollone, da ragazzo andava a fare i capelli a domicilio al figlio di Gabriele d’Annunzio (suo papà li aveva fatti al più illustre genitore), don Mario, Principe di Montenevoso. Sempre in casa, in cucina, alla presenza di Marietta Camerlengo, la sua governante. Tommaso era un vero signore, sempre gentilissimo nel suo negozio i cui arredi ti riportavano tanto indietro nel tempo. Era in grado di raccontarti la storia di tutti i pescaresi che erano passati sotto le sue forbici. Ha chiuso per sfratto all’età di ottant’ anni.

“Sapete, in Corso Manthonè, che era la strada principale, la sera dalle sei alle nove (ma d’estate anche fino alle dieci le undici) c’era lo “struscio”. Una gran passeggiata di gente bella e rivestita. C’erano anche tante signore con la volpe che passeggiando parlavano e ridevano. Quant’erano belle… profumate, mi passavano avanti neanche a un metro, le ricordo a una a una: bionde, alte, brune e che bei personali… Si chiamavano Iolanda, Margherita…Io guardavo tutto questo appoggiato alla porta del salone, oppure seduto su una sedia che mio padre metteva lì davanti per l’uso dei clienti in attesa della barba.

Voi forse non mi crederete, ma io ero sempre contento. In giro c’era un’aria allegra. Oddio, mica sempre, però…mi pare sicuramente più di adesso. Il sabato pomeriggio, dopo il premilitare, che era obbligatorio, suonava la Banda di Spoltore (era la 129° Legione fascista), e Corso Manthonè diventava tutta una festa. Ma ora che ci penso, la musica c’era sempre. Me n’ero quasi scordato, ma in giro era pieno di pianini a manovella con “traini” tirati a mano da un asinello. Di tutti i suonatori me ne ricordo uno soprattutto. Era un certo Tommaso Grimaldi che diceva sempre: “sono di Caiovano, provincia di Salerno”, e poi c’era Giustinella, una donna così secca, ma tanto secca che mi faceva quasi impressione, e c’era anche la signora Maria che però non aveva l’asino e tirava a mano.
A via delle Caserme ci abitavano due bellissime donne.

Una la chiamavano “la pennese” (era di Penne), l’altra “la curvenese” (era di Collecorvino). Me le rivedo davanti come se fosse adesso quant’erano belle. La pennese aveva una cicatrice sulla faccia, dal’orecchio alla bocca (“frechete”), ma non l’imbruttiva, anzi… Quasi dirimpetto a casa loro c’era la Cianchina, detta anche “lu baìt”. Era un casino nascosto e “fora mano”. Verso la ferrovia ce n’erano altri due. Tutti ‘sti casini non erano troppi, anzi, mancavano… Figurarsi che il sabato e la domenica c’era la fila, e che fila! In uno dei due vicino alla ferrovia facevano perfino il servizio doppio. Al primo piano si pagavano sei lire, al secondo quindici. In quello più caro, ogni tanto (ci andavamo quando si poteva), mentre stavamo nella sala d’aspetto, improvvisamente si chiudevano le porte. Lo facevano per non farci vedere l’arrivo di qualche persona importante. Allora noi strillavamo: “essè ha arrevate, oddìe coma sta ‘nfrusciate”! E la badessa si arrabbiava: “silenzio, cornutacci!” Mah! roba di altri tempi…
Poi, all’inizio del 1940, improvvisamente un giorno chiusero tutti. Era arrivata anche da noi la guerra e Pescara era sfollata. E che guerra! che bombardamenti! e che paura! Passarono lunghi anni di fame. Poi, finalmente tutto finì. Pescara si riempì di neri e alleati e quasi tutto ritornò normale. E anche i casini riaprirono…”

UN’INDICAZIONE SICURA

Dopo la chiusura di quella ufficiale nel 1958, a seguito della famigerata legge Merlin, una “casa” si affacciava su Corso Manthonè, con tutte le sue prosperose ragazze, ed era talmente famosa in tutto l’Abruzzo che veniva menzionata da Giovanni Marrone come punto di riferimento per spiegare come trovare la Taverna 58.