"La moda è l'autoritratto di una società
e l'oroscopo che essa stessa fa del suo destino"
E.Flaiano

 

Gli ultimi artigiani di Corso Manthonè
 
Giovanni con Mastro Vittorio e Rino Saturni, cofondatore della Taverna 58
Una stanza del ristorante, oggi diventata la “SALETTA MASTRO VITTORIO ”, ospitava una falegnameria. A Giovanni Marrone le botteghe degli artigiani piacciono, anzi, lui ha sempre nutrito una vera e propria passione antropologica per questi personaggi che ha voluto immortalare in tante foto appese alle pareti della Taverna 58.
Balilla, riparatore macchine da caffè; Gabriele il cartonaro
Giovanni Marrone non perde occasione per riunire gli ultimi artigiani di questo piccolo mondo: l'impagliatore Otello, Balilla che ripara le macchine da caffé, Renzo l'orefice che fonde l'oro, Palanza il sarto, Alduccio il fabbro, l'arrotino Francesco, Gabriele il cartonaro.
"Ogni tanto li invito e facciamo una cenetta tra amici. è prima di tutto un mio piacere. Vivevano a cinquanta metri uno dall'altro ma spesso non si parlavano. Intorno a un buon bicchiere si diluiscono odi e rivalità e a tavola si recupera lo spirito del quartiere. In questo modo mi sento più integrato e partecipe della vita che una volta correva intorno a me. E anche il cliente forse finisce per percepire questa integrazione”.
Giovanni lo definisce "un messaggio del territorio".
“Gli artigiani del posto, gli ultimi artigiani di questo piccolo mondo, mi riportavano immancabilmente al sapore delle radici della gente del vecchio Abruzzo. La stessa grafica dei menu con la rappresentazione di personaggi di un’epoca che fu sono la testimonianza del forte legame della Taverna 58 con il folklore e le tradizioni locali”
Le tante attività di Corso Manthonè
 
L'arrotino Francesco; il sarto Palanza

Il Negozio delle stoffe Cancelli, la Merceria delle Ferraresi, il Cappellaio Carinci, la Macelleria Romano, specializzata per la trippa e per i tagli meno nobili, la premiata Ditta De Florentis, tuttora grandi specialisti di onoranze funebri, l’Antichista Veniero De Giorgi, ricercatore ed editore di cose particolari, il pregiato negozio di restauro dei Fratelli Cascella, la casa delle bomboniere Peruzzi, il lucidatore, il ramaio, il meccanico, e tanti altri ancora.
Proviamo a ricordarne qualche altro…

Otello l'ipagliatore;Tomassino il barbiere
LA CANTINA DI JOZZ
Il locale storico e più importante di Via delle Caserme; negli anni ‘80 era così frequentato che davanti al locale ostavano sempre tantissime auto con targhe di tutte le parti d’Italia.

L'EX CANTINONE
(attuale Taverna 58)
Si giocava a carte, vino alla spina e passatella, il sabato trippa, il giovedì minestrone.
Pagliano del "Foro Mezzanotte"; Don Nicola il "bilanciaro"
Pagliaro del “Forno Mezzanotte”
I clienti facevano la fila fino alla strada, ogni giorno.
Don Nicola, “lu vlangiare”
Una volta era un mestiere di grande responsabilità per la taratura annuale delle bilance dei negozi.
Nevio e la Signora Maria
Ricercato negozio di frutta, verdura e baccalà ammollato.
La rilegatoria Aquino
Nello storico negozio sotto l’antica pressa sono passate montagne di documenti del tribunale, libri, tesi di laurea, ecc.
Il negozio degli abiti militari Di Sciullo
Era specializzato nel confezionare le divise, aggiornare i gradi, ecc. e serviva la vicina caserma della Guardia di Finanza e il Genio civile.
Renzo l'orefice
Il riparatore universale
Luciano, sempre gioviale e dalla battuta facile, era un tecnico specializzato
nella riparazione di lavatrici, cucine, ferri da stiro, e di tutto quello che si sfasciava…
Il tappezziere
Il negozio di Mario era sempre affollato di sedie e poltrone, che lui lavorava in un piccolo
spazio libero davanti alla porta d’ingresso.
I negozi di antiquariato e di moda varia
“Milia”, “Recherche” (con pezzi di grande pregio), la “Bottega delle Streghe” e “La Matta”, con file di giovani alla ricerca di abiti usati (era di moda) da acquistare a buon prezzo.
Terrenzio e i suoi menu'
 
Peppino Terrenzio - Tipografo

Terrenzio Peppino il tipografo di Taverna 58 da sempre ....

L'errore tipografico
L’errore tipografico è una cosa maligna:
lo si cerca e perseguita, ma esso se la svigna.
Finchè è in fase di stampa si tiene ben celato
si nasconde negli angoli par che trattenga il fiato.
Neppure il microscopio a scorgerlo è bastante
prima: ma dopo esso diventa un elefante.
Il povero tipografo inorridisce e freme
e il correttor colpevole abbassa il capo e geme
perchè se pur dell’opera tutto è perfetto
si guarda con rammarico soltanto a quel difetto.

 

I menù stampati da Terrenzio